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Sartoria Zingarò. In una strada di Carbonia campeggia la curiosa insegna di un "atelier" di moda e confezioni per uomo, donna e bambini. Dovrà ospitare una piccola impresa creata da cinque ragazze rom, serbe, bosniache e macedoni, che vivono da tempo in due distinti campi alla periferia del paese.

Da questo spunto di cronaca è nato un progetto di documentario, scritto da Marilisa Piga, Nicoletta Nesler (autrici di alcuni lavori notevoli come "Santa Greca", "Li Casi", "Inventata da un dio distratto") e Nicola Contini, un giovane autore che con il corto "Maria/Marie", ha vinto il secondo premio del concorso "Cinema e immigrazione". Il titolo del film in lavorazione è appunto "Zingarò": la giuria di un altro concorso, "Il cinema racconta il lavoro", che ha chiuso i suoi lavori preliminari a gennaio, ha assegnato a questo progetto il primo premio. Ieri, nella sede della Cineteca sarda - organizzatrice del concorso assieme all'Assessorato al lavoro della Regione - gli autori hanno organizzato una sorta di "preview" del lavoro già fatto. Sono state presentate alcune sequenze per circa sette minuti che spaziano dal lavoro di apprendistato sotto la guida di una sarta, anche severa ma saggia, ad una festa al campo nomadi; da una gita di istruzione presso una stilista di Ittiri alle dichiarazioni delle protagoniste.

Le ragazze erano presenti all'anteprima e il racconto della loro esperienza, non filtrata dall'entusiasmo iniziale e dagli schemi filmici, ha cambiato le carte in tavola. L'argomento centrale della discussione è stato infatti il cattivo funzionamento delle procedure - gestite dall'Enaip - che dovrebbero consentire di raggiungere il doppio obbiettivo di una maggiore integrazione dei Rom e di una crescita della piccola imprenditoria, soprattutto femminile. Senza inoltrarsi nei meccanismi kafkiani dei permessi mancanti, dei passaporti validi o meno, dei contratti che saltano, il commento di alcuni dei presenti si è naturalmente indirizzato verso la discrepanza tra l'apparente rigida progettualità del cinema documentario, e la realtà che sfugge, si evolve e cambia, appunto, le carte in tavola. Ne è cosciente la stessa Marilisa Piga, pronta a dichiarare l'ovvia sterzata del film in lavorazione verso tutto ciò che non era previsto nel copione. E naturalmente, non è detto che le modifiche e le sequenze non previste non sia comunque utili non solo a migliorare l'opera ma anche a testimoniare la soluzione dei problemi e l'apertura dell'impresa Zingarò. (g.o.)

La Nuova  Sardegna