Sei qui Home News Ultime La Coop Le Api su riduzione dei finanziamenti dei Piani Personalizzati L. 162/98

La Cooperativa sociale Le Api intende con questa lettera rendere noto il suo punto di vista in merito alle riduzioni operate ai Piani personalizzati per persone con handicap grave ai sensi della legge 162/98. Vogliamo innanzitutto partire dallo spirito della legge 162, che è quello di costituire un valido sostegno alle famiglie che si trovano nella difficile situazione di dover gestire un figlio/a, genitore o altro parente disabile. Ci sembra importante sottolineare il sostegno e le modalità di erogazione di questo sostegno, poiché la Legge 162 non attribuisce una quantità di denaro alle famiglie che lo gestiscono in autonomia.

 

 

Bensì, essa consiste nella possibilità di avere una persona dedicata al disabile o a servizio della famiglia per alleggerire il carico di lavoro, anche domestico, quotidiano. Questo significa che le famiglie possono, sulla base delle esigenze del disabile, costruirgli un supporto su misura, che può essere di carattere prettamente pratico (come avere cura delle faccende domestiche) ovvero di carattere educativo o anche psicologico, consentendo al disabile di costruire un percorso non solo verso l'autonomia, ma anche verso l'acquisizione e il recupero di competenze, che contribuiscono in maniera spesso decisiva alla qualità della vita del disabile e delle famiglie. Ecco che, dunque, la legge 162 conferisce dignità all'individuo e declina la civiltà di una società verso i suoi componenti più deboli.

Detto ciò, non può essere condiviso quanto accaduto in merito alla ridefinizione dei criteri di attribuzione dei finanziamenti, in quanto gli stessi criteri dimostrano di non consentire un'adeguata fotografia delle reali situazioni di disagio delle famiglie e non danno alle stesse una risposta in alcun modo adeguata. Più volte le Cooperative sociali e le associazioni hanno mostrato, anche con proposte concrete, la loro disponibilità ad essere coinvolti nella discussione, contribuendo con un apporto che fornisce un punto di vista esclusivo sulle necessità dei soggetti disabili e delle loro famiglie.

Purtroppo, tutto questo non è servito ad arginare quanto accaduto e ci ritroviamo, a metà marzo, con contratti e convenzioni firmate, ritmi di lavoro acquisiti ed equilibri familiari già costruiti, a dover rivedere e ricostruire diverse modalità di accudimento e di cura. I nuovi termini dell'aiuto costituito dalla Legge 162, così manifestamente peggiorativi, mettono le famiglie nella condizione di non sentirsi accudite nelle loro esigenze fondamentali, ritrovando, così, solitudine e disperazione.

Viviamo in una società profondamente diversa da quella degli anni '60. Abbiamo case piccole e spazi insufficienti, redditi (quando esistenti) bassi e inclini a soddisfare talvolta le sole esigenze legate all'indispensabile. Sono cambiati i rapporti familiari e la rete di soccorso che spesso accorreva in caso di famiglie in situazioni di difficoltà. Abbiamo perso quel sistema familiare e ne abbiamo acquisito uno più legato alle esigenze (quando non egoismi) del singolo componente. Questo non è sempre un male perché consente a tutti il diritto a vivere pienamente la propria vita, ma di sicuro costituisce un ostacolo all'accudimento del familiare in difficoltà.

Ciò che, dunque, siamo chiamati a fare oggi è un sacrificio, un atto di eroismo, poiché gli aiuti che riceviamo non sono sufficienti e dobbiamo dedicarci al disabile per garantirgli una vita quanto meno dignitosa. La legge 162 ripristina parte dello spirito di mutuo-aiuto presente un tempo nella nostra società perché, attraverso un sostegno personalizzato, avvicina le persone, le famiglie e i drammi che possono improvvisamente coglierle. La positività del messaggio che noi cogliamo di questa legge è proprio questo: persone che aiutano persone. Di questi tempi, merce rara.

Non solo, non dobbiamo dimenticare il lavoro degli operatori e il loro contributo verso la crescita economica e lo sviluppo del luogo. Un contributo 162 consente alla famiglia del beneficiario in situazione di handicap di avere un sostegno e ai familiari di potersi occupare di altre attività e, quindi, di produrre ricchezza. Esso consente, poi, all'operatore e alla sua famiglia un reddito mensile che fa emergere il lavoro nero (quando mai si avrebbero i contratti di lavoro domestico se non vi fossero le 162?) e immette nel circuito economico quelle risorse che, attraverso l'effetto moltiplicatore, contribuiscono alla crescita del tessuto economico/sociale.

Anche gli eventuali abusi, ammesso che ve ne siano, non possono costituire, quindi, un male per la società in quanto si trasformano sempre in un meccanismo virtuoso. Se poi volessimo proprio entrare nel merito degli abusi, non è attraverso un taglio ai contributi che si arriva a punirli. In questo modo si agisce alla cieca e non se ne sventano ulteriori tentativi. Le manovre di azione sugli abusi dovrebbero partire da altri meccanismi, per esempio, incidendo sull'attribuzione delle certificazioni 104: a monte, non a valle.

Dal punto di vista delle Cooperative, poi, la 162 ci consente di occuparci del sociale stando vicini, vicinissimi alle esigenze delle persone, di fare impresa con i valori etici propri del mutuo aiuto e della mutualità prevalente, insiti nello stesso concetto di Cooperativa. Per questo assistere a questi tagli non ci dà buone speranze sul futuro, ci fa perdere parte dell'entusiasmo poiché perdiamo sostegno. Il risultato di questi tagli sarà una fortissima ricaduta nel lavoro nero, che in parte la 162 aveva contribuito ad attenuare, e una disperazione, soprattutto in un territorio disagiato come il nostro, dilagante. Noi abbiamo cercato di compensare i tagli con il ricorso al volontariato e al nostro personale contributo alle famiglie, concedendo più ore possibili, cercando faticosamente di rientrare nei costi e diminuendo, di conseguenza, i nostri utili. La riduzione dei contributi, è evidente, produce povertà, economiche e di animi.

Per questo la nostra battaglia è quella di un ritorno allo spirito della legge 162, al suo intrinseco significato di aiuto verso i più deboli, che, poi, sono i nostri nonni, i nostri figli, i nostri papà e le nostre mamme, i nostri zii.

Non vogliamo sentirci soli!

Amministratore Cooperativa Sociale Le Api

Emanuela Milia

Legge 162 Riunione Comune Sant'Antioco